La meditazione

cusciniSatMente, meditazione e salute

Attualmente la ricerca medica ha convalidato come,  sia gli agenti psichici di stress (che noi elaboriamo cognitivamente ed emozionalmente) sia gli stress di tipo biologico (che interessano il sistema immunitario) siano in grado di attivare le stesse aree del cervello.Sta lentamente emergendo un nuovo paradigma biomedico fondato sulla visione dell’organismo umano come rete di comunicazione integrata in cui il sistema nervoso, quello neuroendocrino, l’immunitario e lo psichico funzionano come un network.

Ricercatori e psicologi occidentali stanno riconoscendo il ruolo fondamentale che la meditazione riveste sia per il  benessere psicologico sia per quanto riguarda il benessere fisico.
L’uso regolare della meditazione ha quindi un grande impatto sul benessere fisico oltre che su quello psicologico.
I disturbi psicologici, le forme di sofferenza e di disagio che chiamiamo “sintomi”, la paura e la precarietà esistenziale nascono dai nostri schemi mentali, emozionali e da come siamo soliti agire. In virtù di questi schemi ripetitivi che generano sofferenza in modo ormai automatico alcuni  approcci terapeutici moderni fanno riferimento alla “consapevolezza” come elemento importante della guarigione e del benessere.
“Essere consapevoli” non coincide con la comune coscienza ordinaria, automatica con la quale conduciamo gran parte della nostra vita e non consiste neppure nella riflessione mentale sulle cose.

Piuttosto  si configura come una attività volontaria, che ci consente di osservare attentamente ed in modo neutrale ciò che si muove interiormente e poi a scoprire che non siamo solo questo divenire incessante.
Alcune tradizioni spirituali, come il buddismo presentano la meditazione come una terapia della sofferenza e come tale dotata di una dimensione spirituale. Tuttavia l’invito non è a cercare salvezza in un Essere Superiore, esterno, che possa intervenire miracolosamente. La meditazione in tali tradizioni è una pratica atta a porre “l’uomo di fronte a se stesso”, in modo che agisca in base alle “sue sole forze” e lo renda “responsabile di ogni suo atto”.

Non è affatto un invito all’onnipotenza, si tratta invece  di non abdicare rispetto  alle scelte, alle volontà individuali e ad una comprensione personale e diretta, intima della propria realtà interiore.
In questo senso la meditazione è una pratica di responsabilizzazione, nella quale l’impegno personale e la sperimentazione vanno di pari passo.

La meditazione non implica nessuna fede, se non quella nelle proprie capacità, e si configura come un addestramento ad essere consapevoli, sensibili ai contenuti interiori. Una pratica che punta, senza nessuna mediazione, alla conquista della pace mentale, allo sviluppo della consapevolezza ed anche ad una ricerca non convenzionale di esperienza della trascendenza. Una esperienza che non deve essere appannaggio di pochi individui eccezionali ma che può essere alla portata di tutti.

In questo senso la pratica meditativa rappresenta un modo di lavorare su di sé, di conoscersi profondamente e recuperare quel senso del'”essere” che viene continuamente oscurato dalle vicende della vita, dalle attività mentali e dalle nostre risposte automatiche al mondo.

La meditazione produce una temporanea sospensione dell’Io perché permette uno spazio tra sé e sé. Questo allontanamento, questo spazio interno è ciò che viene chiamato “consapevolezza” un insieme di attenzione fluida, apertura, ricettività. Si tratta di uno stato che non è un prodotto mentale ma una disposizione interna.
Tale disposizione d’animo è in grado di produrre  degli effetti che vanno ben oltre il momento in cui viene praticata la meditazione, generando un benessere progressivo.

Annunci